Psichiatria

La quarta ondata del Covid-19: la salute mentale!

Le conseguenze sulla salute mentale del COVID-19 possono essere descritte come la “quarta ondata” della pandemia e si prevede che si tradurrà nella più grande e duratura fonte di malessere.

Nell’aprile 2020, l’Angus Reid Institute ha scoperto, in uno studio svolto in Canada, che il 50% dei cittadini ha ritenuto che la propria salute mentale fosse peggiorata durante la pandemia. Nello specifico sono stati riscontrati alti livelli di preoccupazione e ansia. Il mese seguente, Statistics Canada ha riferito che solo il 54% dei canadesi ha identificato la propria salute mentale come “molto buona” o “eccellente” nel 2020, rispetto al 68% di due anni prima. Come si poteva intuire il Covid ha influito fortemente sul nostro benessere psichico.

Va detto che questi numeri non sono veramente esplicativi, e non raccontano l’intera storia perché è stato dimostrato che il bilancio della pandemia non è distribuito equamente.

Le crescenti sfide della salute mentale toccano aspetti pratici e apparentemente banali della quotidianità. Infatti l’aumento delle problematiche legate alla salute mentale è stato attribuito al distanziamento fisico, alla perdita di posti di lavoro, all’incertezza economica, all’insicurezza abitativa e alimentare, alla cura dei bambini e alla chiusura delle scuole.

La nostra ricerca, condotta in collaborazione con la Canadian Mental Health Association, aggiunge nuove e relative sfumature nella lettura di questi dati.

Durante la prima fase della riapertura economica a maggio, abbiamo condotto un sondaggio su 3.000 adulti di età superiore ai 18 anni in Canada. Il 38% della popolazione generale ha riportato un peggioramento della salute mentale dall’inizio della pandemia.

Questo effetto è più pronunciato in gruppi specifici: il 59% di persone con precedenti problemi mentale, il 48% di soggetti con disabilità e il 44% delle persone che vivono in condizioni di povertà fanno parte di quella fetta di popolazione che ha riscontrato un netto peggioramento della loro condizione psicologica.

Durante la pandemia c’è stato anche un aumento dei pensieri o nei sentimenti suicidari: si è passati dal 2,5% della popolazione generale al 6%. Ancora in questo caso, l’impatto è maggiore sui gruppi emarginati (persone con precedenti problemi mentali, LGBTQ, minoranze etniche, disabili).

Non solo durane la pandemia è stata segnalata una maggiore paura della violenza domestica (con il nove per cento degli intervistati che ha segnalato questa preoccupazione). Ciò era due volte più probabile nei sottogruppi di soggetti che vivono in condizione di maggiore emarginazione o povertà. Questa condizione è stata definita come la “pandemia ombra“, cioè la vera e propria quarta onda dello tsunami Covid-19.

Questa ricerca canadese è molto interessante perché è tra le prime a dimostrare che la salute mentale o disabilità, il reddito e l’etnia hanno aggravato l’effetto della pandemia sulla salute mentale, e non solo rispetto alla percentuale di infezioni (negli USA è stato largamente dimostrato che l’apparenza ad una minoranza o una fetta della popolazione emarginata ha aumentato il rischio di infezione e di morte).

Questi dati provenienti dal Canada fanno riflettere. Se è vero che il nostro sistema sanitario, seppur in apnea, riesce ed è riuscito a sostenere l’emergenza COVID-19 curando e sostenendo tutte le classi sociali e i soggetti emarginati, è altrettanto vero che le vere conseguenze si potranno vedere sul lungo termine e non avranno a che fare solo con la salute medica, ma con quella “Quarta Onda” della pandemia: la salute mentale nei soggetti più emarginati. Il nostro sistema sanitario è attrezzato per rispondere alle condizioni quotidiane responsabili del peggioramento della salute mentale causato dalla pandemia?

 

Questa quarta onda, sebbene colpisca la salute mentale deve essere affrontata sia a livello sanitario che politico, cercando di supportare l’economia (perchè come abbiamo visto sono i soggetti a basso reddito che ne pagano di più e conseguenze), le famiglie emarginate (per prevenire violenze domestiche) e comprendendo azioni concrete per riaprire in modo sicuro scuole e centri di assistenza all’infanzia, programmi per sostenere lo sviluppo dei bambini che sono vitali per i genitori in difficoltà.

Oggi più che mai, le strategie di politiche per la salute pubblica e per la salute mentale devono allinearsi per affrontare l’impatto della pandemia.


Hai avuto conseguenze psicologiche dopo la pandemia?

Contatta uno psicoterapeuta o una psichiatra che hanno lavorato nei principali ospedali milanesi e con esperienza in depressione o disturbi d’ansia. In presenza o via skype.

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