Psichiatria

12 raccomandazioni pratiche per le equipe di neonatologia

In molte culture e per molto tempo, la responsabilità della cura dei bambini è sempre stata assegnata alle madri. Spesso il ruolo del padre è trascurato, così come il suo coinvolgimento emotivo nella genitorialità. Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca ha mostrato come il coinvolgimento dei padri nella cura dei loro bimbi non solo migliori l’attaccamento padre-bambino, che già di per sè porta dei benefici allo sviluppo del bambino, ma produca anche degli effetti positivi sulla salute del bambino, della madre, del padre e di tutta la famiglia. Nonostante questi benefici, la figura paterna è spesso sottovalutata e poco coinvolta, tante è vero che i dati raccolti sottolineano che le esperienze dei padri nelle strutture sanitarie non sempre risultano positive. Frequentemente riferiscono sentimenti di impotenza ed esclusione dalla cura dei loro bambini nelle unità neonatali.

I membri del “Family Initiative’s International Neonatal Fathers Working Group”, hanno svolto una review della letteratura scientifica mirata a studiare il coinvolgimento dei padri nelle unità neonatali, con lo scopo di offrire dei suggerimenti finalizzati a migliorare sia l’esperienza dei padri che gli esiti degli interventi sanitari nella clinica neonatale.

Di seguito le 12 raccomandazioni pratiche per le equipe di neonatologia su cui focalizzarsi:

(1) valutare i bisogni dei genitori in maniera individuale

(2) considerare i bisogni e i desideri diversi delle figure genitoriali nella costruzione dei piani di assistenza alle famiglie

(3) assicurare ai padri una completa flessibilità di accesso alle unità neonatali

(4) orientare l’educazione alla genitorialità verso la co-genitorialità L’educazione in ospedale prepara al ritorno a casa. Uno studio dimostra come le madri siano preoccupate dell’equilibrio tra lavoro e vita privata dei padri, mentre i padri sono preoccupati della salute mentale delle madri. Per questo è importante insegnare a lavorare in team, coinvolgendo nelle cure anche il padre perché ciò facilita il confronto tra genitori e previene sentimenti di solitudine.

(5) promuovere attivamente il legame padre-figlio. Significa aiutarli a vedere le risposte del figlio al contatto, facilitare il contatto pelle contro pelle e, in ultimo, promuovere la capacità di gestione autonoma (al di là della presenza della madre) del proprio bimbo.

(6) essere attenti allo stress che i padri possono nascondere

(7) informare i padri direttamente e non attraverso le madri. I padri, più delle madri, hanno bisogno di essere informati e capire cosa sta accadendo o cosa succederà. Il maggior coinvolgimento aumenta il sentimento di inclusione nelle cure genitoriali,  e quindi il grado di controllo che comporta una diminuzione dello stress percepito

(8) facilitare la comunicazione tra i padri. Anche se spesso sono impegnati a causa del lavoro, è importante cercare il momento per confrontarsi anche con loro.

(9) differenziare e analizzare per genere nelle valutazioni dei servizi. I padri hanno bisogno di un linguaggio e di un trattamento diverso

(10) formare l’equipe al lavoro coi padri e al supporto della co-genitorialità

(11) sviluppare uno strumento di revisione per valutare l’atteggiamento nei confronti dei padri nelle unità neonatali

(12) organizzare una consultazione internazionale per aggiornare le linee guida dell’assistenza neonatale, comprese quelle dell’UNICEF.

Queste indicazioni sottolineano un cambio di approccio nella lettura dei bisogni dei neonati. L’inclusione del padre e la necessità di renderlo attivo nella cura del neonato sono considerati sempre di più elementi essenziali, a maggior ragione in casi in cui intervengono problemi alla nascita (come nel caso della prematurità). La cosa interessante è che le conclusioni che trae questo articolo sono in linea con alcuni studi dimostrano che il bambino ha una capacità innata (è una competenza parallela a quella diadica e NON secondaria) di approcciarsi direttamente alla triade (“il paradigma del gioco triadico di Losanna” exp. di Fivaz-Depeursinge). Questa capacità ci racconta come il neonato stesso abbia gli strumenti per sostenere e relazionarsi alla triade genitoriale e che la biologia stessa del nascituro abbia incluso il padre nella cura.

 

BIBLIOGRAFIA

Fisher, D., Khashu, M., Adama, E. A., Feeley, N., Garfield, C. F., Ireland, J., … van Teijlingen, E.(2018). Fathers in neonatal units : Improving infant health by supporting the baby-father bond and mother-father coparenting. Journal of Neonatal Nursing, 24(6), 306–312. https://doi.org/10.1016/j.jnn.2018.08.007

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